"L'offesa alla verità sta all'origine della catastrofe." (Sofocle, Edipo re)

martedì 26 febbraio 2008

Bambini assassini

A 500firme.it scrive da Milano, Luca Fornaroli fotografando una realtà parallela di guerra non convenzionale, ma sempre più combattuta, fatta di assassini assolutamente “innocenti”.
Pubblico la prima parte del suo articolo, la seconda tra qualche giorno (i lettori della rete sono più sensibili alla quantità di testo, rispetto ai lettori del cartaceo).


Bambini assassini
di Luca Fornaroli - PRIMA PARTE -

La fine della guerra fredda ed il terrorismo hanno portato ad una trasformazione del modo di fare la guerra: due teorici militari cinesi hanno per questa ragione coniato la famosa espressione “guerra asimmetrica”, intendendo con essa un conflitto che non vede due o più stati contrapposti, ma uno stato e un gruppo di terroristi, di ribelli o di partigiani che combattono con tutte le armi non convenzionali a loro disposizione: attacchi informatici, uso strumentale quanto cruento delle immagini televisive, kamikaze, sabotaggi, attacchi alle infrastrutture, ai mezzi di trasporto e a tutto quanto rende possibile il vivere civile nella modernità. Le tesi dei due ufficiali cinesi vennero pubblicate una decina d’anni prima dei tragici successi di Al Qaeda che inevitabilmente hanno conferito loro un valore tristemente profetico.

Uno stato non può far fronte a simili iniziative con armi convenzionali: le forze armate da sole sarebbero totalmente inefficaci. Quanto sta accadendo in Iraq ed in Afghanistan sembra dar credito alla teoria cinese. In una guerra asimmetrica servono soprattutto capacità di analisi ed investigazione di tipo poliziesco, servono servizi di intelligence molto raffinati e servono gli insegnamenti di Niccolò Machiavelli e la sua concezione della politica intesa come capacità spregiudicata di stringere alleanze e creare un network di relazioni utili anche per costringere il nemico a venire allo scoperto.

Quello che i generali cinesi non hanno tuttavia previsto è il tipo di conflitto che può esplodere laddove non ci sia più uno stato in grado di avere forza e legittimità per far rispettare l’ordine interno. Non hanno previsto che in tutta l’Africa equatoriale, in Guatemala, in Colombia, nelle aree remote delle Filippine, nello Sri Lanka, i gruppi paramilitari di ribelli (se così si possono chiamare) minacciano in modo molto concreto la stabilità degli stati il cui governo – dopo vere e proprie carneficine di civili – cade sovente nelle loro mani. E’ il caso recente della Sierra Leone, della Liberia, di alcune zone dell’Uganda, della Costa d’Avorio e del Sud Sudan.

In realtà, chi si confronta non sono altro che bande armate il cui unico scopo è impadronirsi dei giacimenti di materie prime (in Africa soprattutto diamanti e minerali per l’elettroconduzione quali il coltan). Spesso sono finanziati dal governo di un paese confinante o da qualche agenzia che opera per conto di multinazionali senza scrupoli o di trafficanti provenienti dall’Europa o dal Libano, come è accaduto in Sierra Leone.

Il modo in cui operano tali bande è uno dei fenomeni più mostruosi della nostra epoca: la maggior parte degli effettivi di questi eserciti improvvisati, ma efficientissimi, è costituita da bambini di meno di dodici anni. Bambini rapiti nei villaggi di origine che hanno dovuto assistere all’uccisione macabra dei propri genitori e dei fratellini. Il ricorso ai bambini non è casuale, nè un sintomo di impossibilità nel trovare personale pronto a massacrare civili. Si tratta invece di una vera e propria dottrina militare che teorizza - e mette in pratica - che i bambini possono essere assassini a bassissimo costo (la loro remunerazione può essere una maglietta), sono molto motivati se hanno visto i genitori ed i parenti morire davanti ai loro occhi e non hanno quindi più nessuno che li possa accogliere.

Sono inoltre straordinariamente affidabili se dal primo giorno di arruolamento vengono obbligati a finire a colpi di machete un prigioniero, sia esso un vecchio o una bambina, o ad aprire la pancia di una ragazza incinta che ha disobbedito al capo. Ancor più affidabili se costretti ad uccidere il loro amichetto che eventualmente si sia rifiutato o non sia stato capace di superare un tale sanguinoso training. Il 60% dei conflitti attualmente combattuti nel mondo vedono l’impiego massiccio di bambini: i bambini non hanno scrupoli, pensano che mutilare o ammazzare sia una cosa giusta e bella per la quale riceveranno un premio. La formazione che ricevono fa deliberatamente leva su questi meccanismi: per loro si tratta solo di un gioco, così glielo hanno raccontato. Come in una tragica favola, più braccia spezzano e più superpoteri acquisiscono.

venerdì 22 febbraio 2008

Selinunte, soldi e misteri


Il 12 febbraio scorso, il Giornale di Sicilia scrive di un ricorso del comune di Castelvetrano in seguito al blocco dei finanziamenti anche per le opere da realizzare a Selinunte. Erano state infatti bocciate le richieste di sovvenzioni di 2 milioni e 700mila euro per fare due strade di fruizione turistica. Le opere erano ritenute dal Comune “strategiche per il futuro economico della frazione”. La Regione Sicilia però non deve averle ritenute poi così strategiche e le ha respinte.

Il successivo 19 febbraio a pag. 24, il Giornale di Sicilia titola:
- ”Castelvetrano, a Marinella il porto turistico è un sogno”.
I lettori denunciano. Da trent’anni si parla di realizzare una struttura capace di ospitare imbarcazioni. Il Comune: “Allo studio un progetto”. -

L’articolo riporta il sogno di un lettore:
“Ho sempre sognato un porto turistico a Marinella di Selinunte, ma probabilmente sono solo un povero illuso”. Chi è? Mistero. Vuole rimanere anonimo.
È la prima volta che ci si vergogna dei propri sogni fino a questo punto, altro che “I have a dream” (Io ho un sogno) di Martin Luther King!
O forse non è vergogna, è paura. Ma paura di cosa? Per aver detto che si pensa a Selinunte solo per fini elettorali? Questo lo hanno detto pure le pietre e non è mai morto nessuno. Mistero.

Sul finire dell’articolo si legge che “il Comune fa sapere che stanno studiando un Project financing per un investimento di 11 milioni di euro e pare che un grosso gruppo sia interessato anche se il progetto è tutto da fare”.
Ma come fanno a sapere che tutto costerà 11 milioni di euro, se il progetto è tutto ancora da fare?
E qual è il grosso gruppo? Mistero.
Nessun accenno inoltre a fondi europei. Come mai?
La chiave di lettura sta tutta in quelle due paroline inglesi “Project financing”, presenti a fine articolo.

Il Project financing è la realizzazione di opere pubbliche, senza oneri finanziari per la pubblica amministrazione. Si tratta di uno strumento di contrasto alla scarsità di fondi pubblici.
In pratica (o in teoria?) il finanziatore dell’opera può essere un privato che viene ripagato dal flusso di cassa che produce l’opera stessa.
Va da se che l’opera deve essere finanziabile, ovvero deve avere questi flussi di cassa sufficienti a coprire i costi, remunerare i finanziatori e produrre anche buoni margini di profitto. Insomma, come dicono gli economisti fighi, deve essere self-liquidating.

Il punto è proprio questo. Il porto turistico di Selinunte è finanziabile o no?

La legislazione divide le opere pubbliche in calde e fredde.
Le opere fredde hanno un livello talmente basso di tariffe da non generare flussi di cassa in grado di consentire il rimborso dei fondi impiegati, nelle opere calde invece è possibile applicare un prezzo del servizio in grado di coprire le spese e produrre utili, come nel caso di autostrade, oleodotti ecc.
E allora, il porto turistico di Selinunte è un’opera calda o fredda?

Forse alla Provincia Regionale non deve essere sembrata tanto calda, infatti l’ha esclusa dal piano triennale delle opere pubbliche, con grande rammarico del sindaco che dichiara al Giornale di Sicilia di oggi 22 febbraio “La provincia dimentica questa zona”.
Certo, il fantomatico gruppo già interessato alla realizzazione deve averne di fantasia per investire così i suoi soldi. Quanto farà pagare per la sosta delle barche dirette a Mazara o Marsala? E soprattutto, quante barche dovranno sostarvi per recuperare 11 milioni di euro e guadagnarne almeno altrettanti? Mistero.
Dimenticavo l’elevatore giallo e blu, nuova bandiera del porto da più di un anno. Non ha mai sollevato nemmeno una matita. Mistero.

Per finire, dal giornale di oggi (22 febbraio) saltano subito all’occhio le parole del sindaco: “I cittadini forse vengono considerati solo come riserva elettorale da chi amministra la provincia”. Architetture del caso, somigliano molto alle parole dell’anonimo sognatore del 19 febbraio: “Da circa un trentennio si parla di porto turistico a Marinella, ma solo per fini elettorali”. Il mistero s’infittisce.

venerdì 15 febbraio 2008

Nasce il Meetup a Castelvetrano-Selinunte. Invia il tuo logo




Anche a Castelvetrano-Selinunte è nato il Meetup di Beppe Grillo.
Il Meetup è una sorta di collegamento tra internet e la realtà fisica.
Ognuno di voi può esprimere le proprie idee e contribuire all'organizzazione del prossimo V-day del 25 aprile che si terrà a Selinunte.

Chi volesse iscriversi (gratuitamente) può cliccare QUI .
Per i più timidi: non è obbligatorio indicare il proprio nome e cognome, potete inserire anche un semplice nick-name e un indirizzo e-mail valido.

Come prima cosa però il nostro Meetup ha bisogno di un logo (da sostituire alla mia brutta faccia :-)
Chiunque abbia un pò di dimestichezza con la grafica, dopo essersi iscritto al Meetup, può inviare a staff@500firme.it un proprio logo, in formato jpg.

Tutti i vostri contributi saranno comunque inseriti nella sezione foto del Meetup.
L'autore del logo che verrà scelto, sarà premiato a Selinunte, il prossimo 25 aprile, in occasione del V2-Day.

Ciao a tutti e grazie ancora alle 500 persone che hanno firmato l'8 settembre scorso a Selinunte.

sabato 9 febbraio 2008

Possiamo fidarci del Giornale di Sicilia?


Nel Partito Democratico Anna Finocchiaro ha cambiato idea. Forse si candida.
Il Giornale di Sicilia fa finta di informarci circa le cause di questo ripensamento, riportando le parole della capogruppo al Senato:
“La ragione principale che mi spinge a pensare alla candidatura è il modo in cui si è conclusa la legislatura di Cuffaro, quello è uno stimolo potente e poderoso”.
Ci sarebbe da crederle, se non fosse che la legislatura di Totò si è conclusa nel modo che tutti sanno già dal 26 gennaio.
La Finocchiaro ci ha messo più di dieci giorni a capire il “modo” in cui totò si è alzato dal tavolo verde? Perché fino a qualche giorno fa non ne voleva sapere?
E’ evidente che la molla della sua candidatura deve essere per forza un’altra.

Il mistero lo ha svelato la stessa Borsellino il 7 febbraio. Il giorno prima del divertente articolo di Giacinto Pipitone, in visita a Castelvetrano dichiarava:

Anna Finocchiaro ha sempre negato la sua disponibilità ma, una volta caduto il governo nazionale, essendosi aperti tutti gli scenari con nuove possibilità di collocazione, adesso ha cambiato idea. Dice che ci deve pensare.
Scusate, ma io questa cosa ve la devo dire, perché penso che sia giusto che i cittadini sappiano.
Dato che le è stata offerta una doppia candidatura, alla regione e al Senato, se non dovesse salire a Palazzo dei Normanni, direbbe - grazie e arrivederci - e se ne tornerebbe a Roma. Non rimarrebbe certo all’opposizione come ho fatto io in questi anni.
A quel punto l’opposizione rimarrebbe senza un elemento, insostituibile per legge.
Insomma non si può candidare una persona che dice già in principio - se perdo me ne vado -, occorre un maggiore senso di responsabilità. Io da elettore mi sentirei un po’ preso in giro.
Ad ogni modo, aspetterò che facciano il nome e poi prenderò le mie decisioni, di certo non uscirò di scena
.”

Ma torniamo all’articolo sul Giornale di Sicilia che, facendosi già un'idea di dove tira il vento, ad un certo punto parla di “rebus”.
La cosa divertente è che il rebus non si riferisce al “misterioso” ripensamento della Finocchiaro in seguito alla caduta del governo nazionale, ma (incredibile!) si riferisce alla candidatura della Borsellino!
Anche il titolo è illuminante: stando ai fatti chiunque si sarebbe aspettato qualcosa come “Rita Borsellino disponibile dal 26 gennaio. La Finocchiaro ci ripensa” ma, sottigliezza dell’informazione politicizzata, la pagina 10 del quotidiano recita: “Anna Finocchiaro pronta a Candidarsi. Ma potrebbe correre anche la Borsellino”.

E le due foto?
Osservatele bene. Sono state scannerizzate dal Giornale di Sicilia dell'8 febbraio. Quella della Finocchiaro è il doppio più grande, lei ha un’espressione sorridente in un buon equilibrio luce-ombra, attorniata da giornalisti che occupano la zona inferiore dell'immagine.
La foto della Borsellino è invece molto più piccola e lei ha un’espressione corrucciata, immersa in una luce piatta, senza chiaroscuro.

E se avessero già deciso per i fatti loro? Ma no, che partito democratico sarebbe?
Eppure c’è qualcuno che lo lascia intendere:
“Il Pd ha perso un sacco di tempo prezioso in cui si sarebbero potute fare le primarie, invece ha fatto la sua analisi nel chiuso delle stanze della sua segreteria, senza invitare nemmeno i possibili candidati”. A dire questo non è Beppe Grillo, ma la stessa Rita Borsellino, sempre nell’incontro con la cittadinanza di Castelvetrano il 7 febbraio.

Ma se il Partito Democratico non è poi così democratico e la gente non si può scegliere il candidato che vuole, possiamo almeno pretendere un’informazione onesta?
Spesso, coi giornali viene voglia di incartarci le uova ancora prima di leggerli.

lunedì 4 febbraio 2008

Firma per Rita Borsellino


"Il candidato lo vogliamo decidere noi nella coalizione".

Così dice all'ADNKRONOS Francantonio Genovese, segretario regionale del Partito Democratico in Sicilia (nella foto).

Figlio di Luigi Genovese, senatore della Democrazia Cristiana e nipote di Nino Gullotti, deputato dello stesso partito dal 1958 fino alla morte nel 1989 (dieci volte ministro dal governo Andreotti al governo Fanfani), Francantonio Genovese è anche azionista e dirigente della società di traghetti guidata dall’amico Pietro Franza, con un fatturato di oltre 150 milioni di euro e più di mille dipendenti tra fissi e stagionali, operando nel settore turistico, armatoriale e immobiliare.
L'amico Pietro Franza, a soli 35 anni, è anche amministratore delegato della Co.Fi.Mer., della Framon Hotels, della Siceas Service, della Siceas Building, della Imfra, della Trade Immobiliare srl… e della squadra di calcio del Messina.

In base a che cosa verrà scelto il candidato?
Siamo sicuri che anche loro non ne possono più del marcio sistema clientelare che attanaglia da molto tempo la politica della regione Sicilia?

Chi meglio di un azionista di una società di traghetti può essere così “navigato” da sapere il fatto suo?
Attenzione però, la candidatura della Borsellino è un fatto anche nostro.

Chi volesse suggerire a Francantonio la candidatura di Rita Borsellino, può firmare la petizione CLICCANDO QUI.
Chi volesse visionare il video di Palermo del 26 gennaio scorso può CLICCARE QUI.

Rita Borsellino sarà a Castelvetrano per incontrare la gente, il 7 febbraio alle 18,00 presso la chiesa di S. Agostino in via Garibaldi.