"L'offesa alla verità sta all'origine della catastrofe." (Sofocle, Edipo re)

lunedì 2 febbraio 2009

E' morto Giuseppe Gatì

Giuseppe Gatì era quel ragazzo che aveva gridato "Viva il giudice Caselli, viva il pool antimafia!", informando la gente ad Agrigento sui trascorsi giudiziari di Sgarbi, sindaco di Salemi.
E’ morto sabato scorso, fulminato mentre apriva il rubinetto della vasca refrigerante del latte. E’ stata disposta l’autopsia e aperta un’inchiesta.
Riportiamo di seguito il riassunto che lo stesso Giuseppe aveva fatto di quella giornata ad Agrigento.

“Con alcuni amici l’altro giorno mi sono recato presso la biblioteca comunale di Agrigento per contestare con volantini e videocamera Vittorio Sgarbi. Ci siamo soffermati su due punti in particolare: la condanna in via definitiva per truffa aggravata ai danni dello stato, e quella in primo e secondo grado, poi andata prescritta, per diffamazione del giudice Caselli. Dopo quasi due ore di ritardo ecco che arriva, in sala la gente rumoreggia e fischia. Subito dopo aver preso la parola, naturalmente con qualche volgarità annessa, inizia la nostra contestazione. Nel video non si vedono o sentono certe cose. Sono stato subito preso e spintonato da un vigile, mentre qualcuno tra la folla mi rifilava calci e insulti. Sgarbi, prima chiedeva che venisse sottratta la videcamera alla mia amica, e dopo cercava lui stesso di impossessarsene. Ma è importante sapere cosa succede dopo.
I miei amici vanno via perchè impauriti, mentre io vengo trattenuto dai vigili. Si avvicina un uomo in borghese, che dice di appartenere alle forze dell’ordine e cerca di perquisirmi perchè vuole la videocamera (che ha portato via la mia amica). Io dico che non puo’ farlo e lui mi minaccia e mi mette le mani addosso. Arriva un altro personaggio, e minaccia di farmela pagare, ma i vigili lo tengono lontano. Dopo vengo preso e portato in una sala appartata della biblioteca, dove la polizia prende i miei documenti e il telefonino. Chiedo di vedere un avvocato(ce n’era addirittura uno in sala che voleva difendermi), per conoscere i miei diritti, ma mi rispondono di no. Mi identificano più volte e mi perquisiscono. Poi mi intimano di chiamare i miei amici, per farsi consegnare la videocamera, ma io mi rifiuto. Arriva di nuovo il presunto appartenente alle forze dell’ordine in borghese e mi dice sottovoce che lui dirà di esser stato aggredito e minacciato da me. Non mi fanno parlare, non mi posso difendere. Dopo oltre un’ora e mezza mi dicono che non ci sono elementi per essere trattenuto ulteriormente, mi fanno firmare il verbale di perquisizione e mi congedano con una frase che non posso dimenticare: “Devi capire che ti sei messo contro Sgarbi, che è stato onorevole e ministro…”.

Di lui ci rimangono i post sul suo blog www.lamiaterraladifendo.it, il suo video ad Agrigento e la forza delle sue parole. Aveva detto: “E’ arrivato il nostro momento, il momento dei siciliani onesti, che vogliono lottare per un cambiamento vero, contro chi ha ridotto e continua a ridurre la nostra terra in un deserto, abbiamo l’obbligo morale di ribellarci”.

A breve ci saremmo dovuti incontrare per un’intervista. Nella mia posta elettronica ho ancora il suo messaggio:
"Ciao Egidio, scusa se non ho risposto prima ma ho troppo da fare per ora...cmq per quest'intervista come ci dobbiamo organizzare? nn saprei...dimmi tu ciao". Non ho fatto in tempo a rispondergli.

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