"L'offesa alla verità sta all'origine della catastrofe." (Sofocle, Edipo re)

venerdì 20 marzo 2009

Lo Strano caso del Dr Strauss – Kahn: quando le istituzioni internazionali parlano troppo

Milano, Luca Fornaroli

Sono andato per curiosità a rivedere alcune dichiarazioni fatte da Dominic Strauss-Kahn, direttore generale del FMI (Fondo Monetario Internazionale), nel giugno 2008 sul prezzo del petrolio. Il nostro, da una parte sosteneva che l'arrivo di una recessione mondiale era probabile, ma che tuttavia i dati del primo trimestre dell'economia USA non la confermavano; dall'altra, prevedeva, influenzando i mercati, che il prezzo del petrolio sarebbe salito entro la fine del 2008 a $200 al barile. Curiosamente gli faceva eco l'AD di Gazprom che dichiarava che il barile avrebbe toccato addirittura i $250.

Se il direttore generale del FMI rilascia dichiarazioni di tal genere - visto l'autorevolezza dell’istituzione da cui arrivano – il rischio più probabile è che esse possano turbare soprattutto quei mercati dove il prezzo del bene non corrisponde alle transazioni fisiche dello stesso, ma ai contratti sui future che, nel caso del petrolio, rappresentano il 90% del prezzo del barile. In altri termini, la volatilità del prezzo nel breve termine non è legata al meccanismo di domanda/offerta, ma alle comunicazioni ed alle previsioni sul suo stesso andamento. Le stesse considerazioni, con percentuali di incidenza un po’ minori, possono essere fatte per qualsiasi tipo di commodity, cereali e derrate alimentari comprese.

Sorprende ancor di più che la stessa FAO abbia nel 2008 fatto previsioni catastrofiche per il mercato cerealicolo: i prezzi subito dopo andarono alle stelle, creando non pochi problemi ai paesi a basso tasso di sviluppo economico.

Dopo qualche mese i prezzi sono crollati a causa della vendita massiccia dei future e a causa del falso allarme sulla scarsità di derrate alimentari, ma nessuno sembra ricordarsi delle previsioni a dir poco sorprendentemente sbagliate dell’ineffabile Dr Strauss Kahn o dei burocrati terzomondisti delle agenzie ONU. Giornali e ONG preferiscono perdere tempo in sterili discussioni – molto italiche – sui guasti prodotti dal neoliberismo e dagli aggiustamenti strutturali del FMI (che non vengono più praticati da una decina d’anni) e su filosofiche, quanto razziste, dissertazioni sull’immoralità dell’esportazione del nostro modello di sviluppo rispetto al dovere di preferire povertà e fame al capitalismo infame.

In questa mirabile concezione che sembra descrivere tra le righe un “fardello dell’uomo bianco” alla rovescia, ci si concentra sulla pagliuzza e non si vede la trave: non si può fare a meno di sospettare che i prezzi delle commodity siano stati tenuti volutamente alti (cui profuit?) e che le istituzioni internazionali fossero attori consapevoli di questa forma di aggiottaggio. Se non fosse così, vorrebbe dire che al FMI e alle Nazioni Unite siedono degli utili idioti. Preferisco Kipling.

Luca Fornaroli
(Milano)

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