"L'offesa alla verità sta all'origine della catastrofe." (Sofocle, Edipo re)

mercoledì 25 febbraio 2009

Canile al collasso, la voce delle associazioni

Il canile di Castelvetrano è al collasso. La struttura è troppo piccola rispetto alle esigenze del territorio e i fondi per la manutenzione scarseggiano. Circa un anno fa erano stati stanziati 50.000 euro per il suo ampliamento, ma non si è ancora visto un centesimo.
Abbiamo incontrato Liliana Signorello, presidente della LAICA, associazione animalista che si occupa del Canile di Castelvetrano, insieme al Comune.
Qual è attualmente la situazione del canile?
La struttura è adatta ad ospitare solo 40 cani, ma in realtà ce ne sono molti di più, soprattutto a causa degli abbandoni di cuccioli; la gente ce li lascia davanti ai cancelli o addirittura li lancia al di là della recinzione.
A parte i volontari, quanti lavoratori stipendiati dal comune ci sono all’interno della struttura?
Meno di dieci.
E quanti di loro sono stati assunti come impiegati d’ufficio?
Quasi tutti. Si tratta soprattutto di lavoratori socialmente utili, alcuni dei quali importati da altri settori comunali, come per esempio il “verde pubblico”. Credo che solo una persona sia stata assunta per svolgere mansioni di pulizia. A volte capita che a pulire i box sia lo stesso veterinario. Ma si lavora male perché la struttura è piccola e i cani sono tanti.
Che fine hanno fatto i 50.000 euro per l’ampliamento del canile, deliberati dalla giunta municipale circa un anno fa?
Si tratta in realtà di una “compartecipazione finanziaria”: la Provincia Regionale di Trapani ha messo a disposizione la somma già dal giugno scorso, ma se il comune non anticipa le prime spese per l’inizio dei lavori, si rischia di perdere il finanziamento. Abbiamo sollecitato un’interrogazione al sindaco, firmata dalla maggior parte dei consiglieri comunali, sui motivi di questo assurdo ritardo. Aspettiamo delle risposte.
Quali sono le cause del randagismo?
Nella maggioranza dei casi il randagio è frutto di un abbandono. Purtroppo molti sono ancora restii a sterilizzare i propri animali, ma nello stesso tempo non vogliono tenere i cuccioli che alla fine sono destinati a morire oppure ad aumentare il numero degli ospiti del canile, con tutti i problemi che ne conseguono in termini di efficienza del servizio. Noi preleviamo il cane randagio dalla strada, la sterilizziamo, lo vacciniamo e, dopo avergli inserito il microchip, se non riusciamo a darlo in adozione, lo rimettiamo nel territorio, sempre che troviamo qualcuno che sia disposto a fornirgli acqua e cibo. Questo in base alla legge sul “cane di quartiere”, anche se le persone disposte ad occuparsene sono sempre meno, mentre quelle intolleranti nei confronti dei cani sono sempre di più e a volte, non essendo bene informati, estendono la propria intolleranza anche a coloro che nel quartiere se ne prendono cura.

Abbiamo parlato anche con Mirella Ghelli, presidente provinciale della LIDA (Lega Italiana Diritti degli Animali) e volontaria LAICA.

Quali sono le difficoltà con cui è venuta a contatto in questa attività di volontariato?
I problemi sono tanti, ma alla base di tutto c’è un canile di dimensioni molto ridotte rispetto al territorio. Inoltre ci sono sempre meno soldi; pensate che dallo scorso mese di settembre noi volontari della LAICA ci auto-tassiamo per comprare alcune medicine e i detersivi. In un canile si possono prendere tante malattie se gli ambienti non sono puliti.
Il punto però è che c’è una bella differenza tra i dati ufficiali del comune e la realtà che vediamo ogni giorno sotto i nostri occhi.
Dai registri ufficiali del comune si legge infatti che dall’apertura del canile (il 28 agosto del 2006) alla fine del 2008 sono entrati 931 cani randagi, dei quali 496 dati in adozione, 222 dimessi (in parte come cani di quartiere) e 151 deceduti. Facendo i calcoli dovrebbero esserci 62 cani. Invece ce ne sono 94. Considerando che la capienza è di massimo 40, trovo insensato che si rischi di perdere i fondi già assegnati per l’ampliamento.
Cosa dovrebbe fare il comune se i cani superano la capienza del canile?
Dovrebbe inviare gli animali in sopranumero presso una struttura privata, l’ARCA di Alcamo, ma non ci sono soldi. Ogni cane costerebbe alle casse comunali 8 euro al giorno. Se ci sono 94 cani al posto di 40, vuol dire che i 54 cani in più, inviati all’ARCA, costerebbero la bellezza di 432 euro al giorno.

Quindi, maggiore è il sovraffollamento, maggiore è il risparmio sulle “trasferte”. Però ci risulta che il comune di Castelvetrano corrisponda al canile 1,90 euro giornaliere per ciascun cane. Per cui dovrebbe avere tutto l’interesse a combattere il sovraffollamento e magari a sollecitare le adozioni e fare campagna per la sterilizzazione.
No, perché al canile vengono corrisposte sempre le somme per 40 cani. Tutti gli altri vengono nutriti a spese dell’associazione. Insomma si tratta di una struttura tenuta in piedi da persone che ci mettono il cuore raggiungendo, nonostante tutto, ragguardevoli risultati, come le 500 adozioni in meno di tre anni. Tra i nostri volontari abbiamo anche Anna Calderone, responsabile dell’Organizzazione Internazionale Protezione Animali, ed è grazie al suo impegno se 120 cani sono stati adottati fuori dalla Sicilia. Ecco, noi continueremo a fare, come abbiamo sempre fatto, la nostra parte. Ci aspettiamo però che il comune faccia la sua, dando esecuzione all’ampliamento del canile. Anche perché i fondi sono già disponibili e se non verranno utilizzati a breve, verranno persi.

Egidio Morici per "L'Isola", quindicinale di informazione nella provincia di Trapani

martedì 24 febbraio 2009

Rifiuti pericolosi nel bagno della Belice Ambiente

Riceviamo e pubblichiamo una e-mail inviata a staff@500firme.it con delle interessanti foto in allegato.

“Sono un Castelvetranese che abita da tempo fuori dalla Sicilia per lavoro, ma ogni tanto faccio ritorno a Castelvetrano per rivedere i miei anziani genitori, ritrovando i luoghi dove ho trascorso la mia infanzia.
Mi è capitato di recarmi presso gli uffici della Belice Ambiente per chiedere dei chiarimenti su una bolletta della spazzatura e ho dovuto prima fissare un appuntamento, mettendomi in lista d’attesa quasi fosse una visita specialistica.
Una volta dentro, mentre aspettavo il mio turno in una sala d’aspetto piena di sporcizia e di umidità, sono andato nel bagno a disposizione degli utenti e in una specie di soppalco c’era un recipiente d’acqua con una scritta: “Eternit Siciliana”.
Per me, trovare un rifiuto speciale nel bagno degli uffici della Belice Ambiente, è stato come un pugno nello stomaco, soprattutto perché nessuno ci faceva caso. Però è proprio da quegli uffici che l’azienda fornisce chiarimenti sulla bolletta dei rifiuti che, da un po’ di anni si chiama T.I.A. Ho chiesto per curiosità che cosa significasse e mi è stato risposto con grande prontezza: Tariffa di Igiene Ambientale!
Ma come si fa a parlare di igiene ambientale da una sede così?
So già che queste foto non saranno mai pubblicate su nessun giornale, ma spero che almeno voi che scrivete in internet possiate continuare a mantenere viva la capacità di indignarsi, che molti sembrano aver perduto. Mi scuso per non essermi firmato, ma potete controllare di persona ciò che è rappresentato nelle foto. In ogni caso, grazie per l’attenzione”.

Abbiamo verificato l’autenticità delle foto ed effettivamente corrispondono alla sede degli uffici della Belice Ambiente di Castelvetrano che, a quanto sembra, oltre ad avere gli scheletri nell'armadio ha anche l'eternit nel bagno. Comprendiamo che combattere l’umidità sia più difficile, ma speriamo che qualcuno tolga almeno quel recipiente.

venerdì 20 febbraio 2009

Corruzione. Mills condannato, Berlusconi sospeso

L’avvocato inglese David Mills è stato condannato a quattro anni e sei mesi per corruzione.
È un reato particolare del codice penale che presuppone il necessario concorso di due persone: il corrotto e il corruttore.
Mills è il corrotto che ha intascato 600 mila dollari (dieci anni fa valevano molto di più che adesso), mentre il corruttore è Silvio Berlusconi, che aveva versato la somma per inquinare indagini e ammorbidire le due testimonianze rese da Mills al processo per le tangenti Finivest alla Guardia di Finanza e al processo All Iberian (falso in bilancio).
Certo, non è che di queste cose si sia parlato molto in televisione o sui giornali, ma basta digitare la parola “Mills” in qualsiasi motore di ricerca sul web, per poter accedere ad un vastissimo materiale sull’argomento.

Di solito il processo viene portato a termine per entrambi gli attori della corruzione, ma qui siamo in Italia. Curiosamente, nel paese dove si dice il peccato e non il peccatore, sembrerebbe anche che venga arrestato il corrotto e non il corruttore. Ma non bisogna creare allarme, non è così per tutti i corruttori, ma soltanto per chi è anche presidente del Consiglio e può beneficiare di una legge che si è fatto da solo (il lodo Alfano) e che non ha eguali in tutto l’occidente democratico.
Il risultato è che gli italiani, pur non potendo accedere ai concorsi pubblici in caso di fedina penale macchiata, si ritrovano di fatto ad avere un corruttore come capo del governo.
Una cosa così non poteva certo passare inosservata fuori dall’Italia e all’estero i giornali sono stati chiaramente espliciti: “Lawyer sentenced for taking bribe from Berlusconi” (The New York Times), "Condenado a cuatro anos de prisòn el ex abogado britànico de Berlusconi” (El Pais), “Un avocat condamnè pour faux tèmoignages en faveur de Berlusconi (Le monde), “Former Berlusconi lawyer apologises but denies graft” (Financial Times).

E in Italia? Nel Belpaese la notizia non sembra avere questa grande importanza, al punto che anche la prima pagina del Corriere della Sera, il 18 febbraio scorso, gli dedica un rettangolino di 3,5 X 9 cm, con un titolo in cui non viene nemmeno citato Berlusconi: “Mills corrotto. Condannato a 4 anni e mezzo”.
A superare se stesso è invece il Giornale di Sicilia che, al fondo della prima pagina, gli dedica uno spazio di 5,5 X 4,5 cm col titolo “Corruzione giudiziaria, condannato Mills”. Mentre l’inquietante sottotitolo è: “Il legale è accusato con Berlusconi, la cui posizione è stata stralciata”.
È evidente che il lettore distratto avrà pensato che se la sua posizione è stata stralciata, vuol dire che lui non c’entrava niente. Ma il bello deve ancora venire. Infatti l’articolo all’interno del Giornale di Sicilia racconta la notizia in modo superficiale, riportando solo i fatti dal punto di vista dell’avvocato di Mills, Federico Cecconi, e dell’avvocato di Berlusconi, Nicolò Ghedini, del quale viene messa in evidenza grafica la frase “Giudice comunista, una sentenza annunciata”.

In qualsiasi altro paese democratico, un premier anche solo sospettato di corruzione, si troverebbe in gravi difficoltà davanti alla gente che rappresenta, in Italia no, conta solo il consenso e se si è padroni delle televisioni e di buona parte dell’editoria, il consenso lo si può costruire mediaticamente. Alla fine la solfa è sempre la stessa: “Il premier sta al suo posto perché legittimato dal voto degli italiani”. Oggi più che mai con un Pd delegittimato dal voto dei sardi.

martedì 17 febbraio 2009

Sgarbi, "cittadinanza cafè"

Pare che le cittadinanze onorarie siano diventate ormai una moda in Sicilia. Da quando c’è in giro Sgarbi sono come il caffè: possono essere offerte per farsi ben volere, per dimenticare un litigio, oppure per farsi perdonare.
Sgarbi ha offerto la cittadinanza onoraria di Salemi alla moglie di Paolo Borsellino e a Tina Montinaro, vedova di uno degli agenti di scorta morti con Falcone, forse per riscuotere consenso agli occhi della vera antimafia. Poi, dopo aver consigliato agli amministratori della città di Gela di non lasciare la città accesa anche di notte, e di (citiamo testualmente) “accendersi il buco del culo” fa partire una riparatoria offerta di cittadinanza anche per il sindaco di Gela, Rosario Crocetta. E per finire, prepara in due tazzine la cittadinanza anche per Rita e Salvatore Borsellino, a patto però che riconoscano di avere offeso l’intera città consigliando alla cognata Agnese, moglie del giudice Paolo, di rifiutare la cittadinanza onoraria propostale da Sgarbi sotto Natale. È probabile che il capitolo di Agrigento abbia seguito lo stesso copione.

Tutto comincia nella biblioteca comunale della città, dove Sgarbi è stato invitato per presentare il suo ultimo libro. La conferenza non riesce benissimo perché tra il pubblico un ragazzo di 22 anni, Giuseppe Gatì, con tanto di volantini e videocamera, comincia ad informare platealmente gli astanti sui trascorsi giudiziari del noto polemista ferrarese, quando viene fisicamente censurato dai vigili e rinchiuso in una stanza per quasi due ore. Dopo essersi resi conto che la videocamera era stata portata via dall’amica del ragazzo, lo lasciano andare dicendogli di aver commesso un grosso errore a mettersi contro Sgarbiche è stato parlamentare e ministro”.
Il video della contestazione ad Agrigento però finisce su internet, dove comincia a diffondersi fino ad arrivare sul blog di Beppe Grillo e addirittura viene mandato in onda da “Striscia la notizia”.
Purtroppo, dopo poche settimane, Giuseppe Gatì muore folgorato in un brutto incidente e il video della sua contestazione si diffonde ulteriormente, mentre migliaia di persone, incuriosite, si informano se davvero Sgarbi, come dice Giuseppe nel video, sia stato condannato in via definitiva per truffa allo Stato e, in primo grado, per aver offeso il giudice Caselli e il pool antimafia. Neanche a dirlo: emerge che è tutto vero.
Dopo qualche giorno, il giovane sindaco di Agrigento, Marco Zambuto, consapevole del pasticcio creatosi, pensa di offrire a Sgarbi la cittadinanza onoraria di Agrigento, forse per rimediare allo spiacevole accaduto. E organizza la cerimonia di conferimento per l’11 febbraio scorso, nella sicurezza che stavolta non ci saranno contestazioni.

In rete però molti vengono a sapere di questa scelta, l’indignazione cresce e alcuni ragazzi, comunicando attraverso il web, decidono di presentarsi all’incontro con una videocamera, distribuendo gli stessi volantini informativi di Giuseppe Gatì.
Il giorno prima però, Sgarbi rinuncia dichiarando che il sindaco Zambuto gli ha comunicato di aver saputo da informative delle forze dell’ordine, che “un gruppo di provocatori, sotto il pretesto di una malintesa moralizzazione e della lotta alla mafia, ha preparato un’imboscata”. Sembrerebbero parole uscite da una gag di Braida , ma Sgarbi spiega di non avere intenzione di esporsi al rischio di agguati o di insensate contestazioni e, in barba alla sua teoria che “la mafia non esiste”, parla della sua azione a Salemi come di “un’attiva esperienza antimafia”. Neanche a farlo apposta la magistratura controlla il barattolo di marmellata eolica siciliana e, oltre ad essere arrestati mafiosi e imprenditori, vengono coinvolti anche alcuni politici, a dimostrazione del fatto che invece i rapporti mafia e politica sono ancora molto vitali, checché ne dica Sgarbi. E si è trattato soltanto di uno dei barattoli di conserva, tutto sommato, meno succulenta. In Sicilia, c'è da aspettarsi che la dispensa sia ancora molto nutrita.

Ad Agrigento invece, che le forze dell’ordine si fossero messe ad indagare, scoprendo il gruppo di contestatori, è davvero difficile da credere. Soprattutto perché i ragazzi si stavano organizzando in internet con tanto di messaggi visibili a chiunque e il giovane sindaco di Agrigento aveva già ricevuto alcune e-mail, regolarmente firmate, da ragazzi che lo invitavano a riflettere prima di offrire la cittadinanza onoraria ad un personaggio così discutibile.

Insomma, per il timore di contestazioni, Sgarbi ha rinunciato alla cittadinanza onoraria di Agrigento. Ma non era uno dei pochi a non temere il confronto?
Le cose sono davvero cambiate.
In mancanza di terroristi coi loro volantini eversivi, oggi alcuni politici combattono gli studenti informati che diffondono copie di sentenze della magistratura.

venerdì 13 febbraio 2009

Cuffaro a Lourdes

C’è un afflusso ininterrotto di milioni di persone che a Lourdes chiedono la guarigione da una malattia. Ma qualcuno è convinto che l’elemento comune a tutti sia la richiesta di un miracolo più grande: “Che Cristo si renda compagnia presente e viva a ciascuno, manifestando attraverso il volto di Sua Madre, che tutto ha un destino buono, che una positività inesorabile domina le nostre giornate, al di là della durezza dell’apparenza che spesso ce le fa odiare”.
L’autore di queste parole non è un esponente del clero, ma del nostro Parlamento. Non si tratta di Rocco Bottiglione, ma del religiosissimo Totò Cuffaro che, dal Giornale di Sicilia di qualche giorno fa, esprime il suo nobile pensiero sulla Madonna di Lourdes, in occasione del 150° anniversario della prima apparizione.

L’ex governatore della Sicilia, oggi senatore della Repubblica dopo la sua condanna per favoreggiamento ad alcuni mafiosi, spiega anche che cos’è la vocazione cristiana: “Non è la fuga in un mondo tanto perfetto quanto irreale, piuttosto è l’inizio di un cammino verso un compimento, verso la felicità, che non significa assenza di fatica, sacrificio e sofferenza, ma letizia nella fatica, nel sacrificio, nella sofferenza”.
Cuffaro, dopo aver scritto che il popolo siciliano ha “trovato nella Madonna quella guida affettuosa e sicura in grado di saper sempre indicare la direzione giusta”, comunica ai lettori che anche lui parteciperà all’anniversario di Lourdes, pellegrino fra i pellegrini, per rinnovare il suo affetto filiale a Maria e “per chiederLe – ancora una volta – che assista questa nostra terra così bisognosa di speranza e di certezze”.

I siciliani non potranno che essere contenti se raccomandati alla Madonna da uno che di raccomandazioni se ne intende.
E sembra proprio che funzioni, dato che nel recente passato le richieste di Cuffaro, per quanto eccessive, siano state spesso esaudite. Solo un miracolo infatti l’ha salvato dal concorso esterno in associazione mafiosa, accusa sostituita dal favoreggiamento. Un altro miracolo l’ha salvato dal favoreggiamento aggravato, sostituito da quello semplice: avrebbe infatti agevolato persone ritenute vicine all'associazione criminale, ma non intendeva favorire l'intera organizzazione Cosa nostra e quindi niente aggravante.
Un altro miracolo ancora lo ha fatto diventare addirittura senatore. D’altra parte sui grandi manifesti elettorali dell’UDC attaccati ai muri delle città, c’era scritto: “E’ ora di premiare chi merita”.
Certo, rimane da chiedersi se queste “grazie” siano davvero state concesse dalla Madonna o piuttosto da qualcun altro, magari qualche piano più sotto.
“Difficile capire l’Italia – scriveva Enzo Biagi – quasi impossibile capire la Sicilia, un’isola abitata da italiani esagerati”.

sabato 7 febbraio 2009

La disperazione di Letizia, insegnante precaria a Valnegra

Da Valnegra, in provincia di Bergamo, ci scrive Letizia. È una signora calabrese che insegna da due anni in una scuola primaria. La sua è una situazione comune a tanti insegnanti del meridione che, per poter lavorare, si sono dovuti spostare al nord. E’ una delle tante voci disperate di quel precariato che da molto tempo costituisce uno dei perni principali del funzionamento della scuola e che oggi sembra destinato a spegnersi nel peggiore dei modi.

Vengo da Locri, in provincia di Reggio Calabria e per lavorare sono costretta a vivere lontano da mio marito e dai miei figli. Il mio stipendio è di 1100 euro al mese, che al nord mi permettono solo di sopravvivere. Il prossimo anno però, con i tagli alla scuola di questa finta riforma non avrò più la possibilità di fare il mio lavoro e a 36 anni mi ritroverò disoccupata, nonostante tutti i sacrifici che anche i miei figli hanno dovuto fare. A partire dal prossimo settembre, nell’istituto dove lavoro, pare che si registrerà un esubero di circa dodici insegnanti di ruolo, figuratevi la fine che faranno i precari.
Che riforma è? Pensano davvero di aumentare la qualità scolastica buttando in mezzo a una strada migliaia di insegnanti? A cosa servono gli sconti organizzati dal governo sulle auto e sui mobili se poi non potremo comprarli lo stesso?
Vi ringrazio per avermi ascoltato e spero anche nel vostro aiuto, affinché si possa continuare a mantenere viva l’attenzione sugli effetti devastanti che puntualmente arrivano solo dopo che si sono spenti i riflettori
”.

Valnegra è un paesino di 200 abitanti, e forse è proprio nei piccoli paesini che è distribuita la maggioranza delle voci più disperate dell’ultimo precariato. Si tratta anche di persone che amano il proprio lavoro e che a volte si sono trovate in aereo con la febbre alta, perché “mettersi in malattia” nella loro città d’origine poteva essere rischioso: magari qualcuno avrebbe potuto pensar male. E a pagare sono sempre le persone oneste che, dopo anni di sacrificio, dovranno interrompere la loro carriera precaria, sostituendo il gioioso sorriso dei bambini, con l’amaro silenzio della disoccupazione.

martedì 3 febbraio 2009

Il porto di Selinunte è abusivo

Il 30 gennaio scorso si è svolta nella sala convegni di un hotel a Selinunte, una conferenza in cui il sindaco di Castelvetrano Gianni Pompeo e l’ingegnere Giuseppe Taddeo dell’ufficio tecnico del comune, hanno presentato alla comunità marinara il progetto della piazzola in legno da 150 mila euro che dovrebbe sorgere allo “scaro” di Selinunte prima dell’estate.
Ad un’ottantina di persone, di cui una quindicina pescatori, vengono spiegati i dettagli dell’opera attraverso la proiezione di opportune simulazioni realizzate al computer. La piazzola sorgerà al posto dello scivolo che va dall’incanto del pesce fino alla cabina telefonica. Scivolo utilizzato come parcheggio durante la stagione estiva e come ricovero dei pescherecci per il resto dell’anno.
I pescatori però, aspettandosi forse di sentire qualcosa su una soluzione, anche temporanea, del problema del porto intasato dalle alghe, fanno sentire la loro voce.
Uno di loro si rivolge al sindaco senza mezzi termini: “Prima di fare la piazzola, noi pescatori dobbiamo essere messi in condizione di buscarci il pane, poi lei può fare tutto quello che vuole! Ma si rende conto di come è conciato il porto?”. Un altro, in merito agli ultimi lavori di bonifica effettuati, aggiunge: “Ci stettiru dui jorna e si manciaru 10.000 euro!”.

Il sindaco, in difficoltà, risponde facendo riferimento alla eccezionale violenza delle ultime mareggiate di scirocco che avrebbero vanificato i lavori svolti. Un altro pescatore mette l’accento sul cattivo odore: “Con questa puzza di alghe, che senso avrebbe andare a passeggiare sulla piazzola?”. A questo punto il sindaco, incalzato da più parti, fa una rivelazione shock: Il porto è abusivo, non è facile far funzionare una cosa abusiva”. “Si tratta di una vasca sbagliata - gli fa eco l’ingegnere Taddeo - non è un porto”.
Certo, che l’abusivismo delle nostre coste fosse fosse abbastanza diffuso si sapeva già, ma che potesse addirittura riguardare un intero porticciolo non può che lasciare a bocca aperta. Soprattutto per il fatto che è proprio su questa struttura abusiva che si basa l’identità della marineria selinuntina oltre alla pagnotta di tanti pescatori.
“Vi dirò di più – aggiunge il sindaco – io non ho alcuna intenzione di continuare a spendere soldi inutili, visto che basta qualche giorno di forti mareggiate per rendere vani i costosi interventi di bonifica, senza contare quello che costa lo smaltimento delle alghe marce. Vedremo se sarà possibile acquistare una pompa che possa buttare dall’altra parte del molo le alghe, mentre sono ancora fresche e quindi non inquinanti. E’ chiaro che prima bisogna sapere se questa pompa può rilevarsi adatta o meno. Ci vorrà del tempo”.

E’ difficile quindi spendere tanti soldi per risolvere i problemi di un porto abusivo.
Però viene spontaneo chiedersi come mai invece per gli interventi di riqualificazione delle banchine, la creazione delle nuove scale di discesa, il rifacimento degli ormeggi e l’istallazione dei punti acqua già effettuati, queste difficoltà siano state superate.
Insomma sembra che l’abusivismo di questo porto sia ad intermittenza: per alcune cose è abusivo e per altre no.
La soluzione definitiva viene invece indicata nel nuovo porto turistico, da realizzare vicino al depuratore, “in modo che il turista che arriva non veda il porto, ma la borgata come era in passato”. Si tratta di un progetto dell’ingegnere Mallandrino, di cui il sindaco spera di vedere l’avvio prima dello scadere del proprio mandato.
Chiediamo se davvero, come abbiamo letto sui giornali, si dovrà sperare nell’intervento del privato che, col project financing, dovrebbe pagarselo da solo per poi guadagnarci coi flussi di cassa prodotti dall’opera stessa, ma Pompeo smentisce, dicendo che il porto beneficerà di finanziamenti pubblici. A questo punto forse l’ingegnere Taddeo si sarà sbagliato quando, il 5 gennaio scorso, al Giornale di Sicilia aveva dichiarato: “Il progetto realizzato dal professore Mallandrino potrà essere realizzato solo con l’intervento di privati”. Mistero.

Chiediamo allora come mai le richieste di finanziamento fino ad oggi andate a vuoto, dovrebbero invece concretizzarsi a breve. “Perché finora non c’è stato un progetto – risponde il sindaco Pompeo – io stesso però ho fatto il piano regolatore del porto e la possibilità di poter ottenere i finanziamenti è diventata concreta”.
Ma quella del piano regolatore del porto, con relativo progetto, non è certo una novità nata l’altro ieri. Il piano è stato infatti approvato il 27 ottobre del 2003 e da allora sono passati più di cinque anni. Mistero.
La preoccupazione maggiore però resta l’intasamento delle alghe e chi ha chiesto “come mai per la costruzione degli alberghi il comune ci ha messo tutto il suo l’impegno e per risolvere il problema delle alghe no?”, si è sentito rispondere che quelle sono state scelte che hanno fatto i privati, non certo il comune.

In sala c’era anche lo scultore Umberto Leone, cittadino della borgata da decenni, che ha messo l’accento su una Selinunte “da valorizzare nei suoi aspetti più caratteristici come il parco archeologico, i pescherecci variopinti, gli ulivi secolari, l’agricoltura biologica e la natura. Un luogo che attirerebbe un turismo di qualità in grado di rilanciare l’economia del territorio e che non merita di essere divorato dal cemento”.
Ma di fronte agli interessi dei costruttori, il punto di vista di un artista non poteva che essere liquidato come “poetico” e forse i nostri amministratori sono convinti che bisogna stare con i piedi per terra. Intanto, mentre le alghe divorano il porto e il sindaco illustra i dettagli della piazzola in legno, sembra che i primi piedi destinati a rimanere a terra potrebbero essere proprio quelli dei pescatori, insieme alle loro barche.

lunedì 2 febbraio 2009

E' morto Giuseppe Gatì

Giuseppe Gatì era quel ragazzo che aveva gridato "Viva il giudice Caselli, viva il pool antimafia!", informando la gente ad Agrigento sui trascorsi giudiziari di Sgarbi, sindaco di Salemi.
E’ morto sabato scorso, fulminato mentre apriva il rubinetto della vasca refrigerante del latte. E’ stata disposta l’autopsia e aperta un’inchiesta.
Riportiamo di seguito il riassunto che lo stesso Giuseppe aveva fatto di quella giornata ad Agrigento.

“Con alcuni amici l’altro giorno mi sono recato presso la biblioteca comunale di Agrigento per contestare con volantini e videocamera Vittorio Sgarbi. Ci siamo soffermati su due punti in particolare: la condanna in via definitiva per truffa aggravata ai danni dello stato, e quella in primo e secondo grado, poi andata prescritta, per diffamazione del giudice Caselli. Dopo quasi due ore di ritardo ecco che arriva, in sala la gente rumoreggia e fischia. Subito dopo aver preso la parola, naturalmente con qualche volgarità annessa, inizia la nostra contestazione. Nel video non si vedono o sentono certe cose. Sono stato subito preso e spintonato da un vigile, mentre qualcuno tra la folla mi rifilava calci e insulti. Sgarbi, prima chiedeva che venisse sottratta la videcamera alla mia amica, e dopo cercava lui stesso di impossessarsene. Ma è importante sapere cosa succede dopo.
I miei amici vanno via perchè impauriti, mentre io vengo trattenuto dai vigili. Si avvicina un uomo in borghese, che dice di appartenere alle forze dell’ordine e cerca di perquisirmi perchè vuole la videocamera (che ha portato via la mia amica). Io dico che non puo’ farlo e lui mi minaccia e mi mette le mani addosso. Arriva un altro personaggio, e minaccia di farmela pagare, ma i vigili lo tengono lontano. Dopo vengo preso e portato in una sala appartata della biblioteca, dove la polizia prende i miei documenti e il telefonino. Chiedo di vedere un avvocato(ce n’era addirittura uno in sala che voleva difendermi), per conoscere i miei diritti, ma mi rispondono di no. Mi identificano più volte e mi perquisiscono. Poi mi intimano di chiamare i miei amici, per farsi consegnare la videocamera, ma io mi rifiuto. Arriva di nuovo il presunto appartenente alle forze dell’ordine in borghese e mi dice sottovoce che lui dirà di esser stato aggredito e minacciato da me. Non mi fanno parlare, non mi posso difendere. Dopo oltre un’ora e mezza mi dicono che non ci sono elementi per essere trattenuto ulteriormente, mi fanno firmare il verbale di perquisizione e mi congedano con una frase che non posso dimenticare: “Devi capire che ti sei messo contro Sgarbi, che è stato onorevole e ministro…”.

Di lui ci rimangono i post sul suo blog www.lamiaterraladifendo.it, il suo video ad Agrigento e la forza delle sue parole. Aveva detto: “E’ arrivato il nostro momento, il momento dei siciliani onesti, che vogliono lottare per un cambiamento vero, contro chi ha ridotto e continua a ridurre la nostra terra in un deserto, abbiamo l’obbligo morale di ribellarci”.

A breve ci saremmo dovuti incontrare per un’intervista. Nella mia posta elettronica ho ancora il suo messaggio:
"Ciao Egidio, scusa se non ho risposto prima ma ho troppo da fare per ora...cmq per quest'intervista come ci dobbiamo organizzare? nn saprei...dimmi tu ciao". Non ho fatto in tempo a rispondergli.