"L'offesa alla verità sta all'origine della catastrofe." (Sofocle, Edipo re)

lunedì 29 giugno 2009

Castelvetrano, roccaforte dell'Udc?

I Castelvetranesi riducono il consenso al Pdl, passando dal 44% delle elezioni politiche 2008 a meno del 30% delle europee 2009.
Un Pdl che vince, ma lontano dalle aspettative di Berlusconi che aveva previsto un consenso personale addirittura del 65%.
Castelvetrano sembra aver preferito Saverio Romano, molto meno popolare del cavaliere, ma votato con 800 preferenze in più.
A superare Berlusconi è stata anche Rita Borsellino, molto più conosciuta di Romano, anche se con 600 preferenze in meno.
Anche l’Italia dei Valori ha ottenuto un ottimo risultato in città, raddoppiando i voti rispetto alle politiche del 2008 e quintuplicandoli rispetto alle europee del 2004.

Il primo partito però sembra essere quello degli astenuti. Di 26mila elettori, se ne sono presentati alle urne poco più di 11mila .
Probabilmente, non essendosi trattato di elezioni comunali, non si è verificata la corsa al posto di consigliere, diventato ormai una sorta di concorso al quale partecipano centinaia di persone, spesso poco animate da vera passione politica e più speranzosi di costruirsi un introito sicuro, anche se temporaneo.
Questa volta non c’erano parenti stretti in lista e quindi non si è assistito al solito fermento delle amministrative, con santini elettorali dappertutto e assillanti “preghiere” di voto.

Cinque i partiti che hanno superato i 500 voti:
L’Italia dei Valori (670)
La Destra-Mpa-Pensionati-All.di Centro (1.083)
Partito Democratico (2.155)
Unione di Centro (2.847)
Popolo della Libertà (3.095)

Una buona parte dei Castelvetranesi ha quindi riposto la sua fiducia nell’Udc, omaggiandolo di quasi tremila voti.
Ma il 50% dei candidati centristi ha qualcosa in comune che va al di là dell’ovvia appartenenza al partito. Infatti Pippo Gianni, Antonello Antinoro, Giuseppe Naro e Saverio Romano, oltre a condividere i valori fondanti dell’Udc e il relativo programma, hanno avuto tutti e quattro dei guai con la giustizia.

Saverio Romano (sostenuto da 1968 castelvetranesi) è indagato per concorso in corruzione con l’aggravante dell’articolo 7, cioè di aver favorito Cosa nostra. Accusato dal figlio di Vito Ciancimino, con riscontri di intercettazioni ambientali e telefoniche. Nel suo santino elettorale era scritto: “lasciamo un segno forte in Europa”.

Giuseppe Naro (sostenuto da 1252 castelvetranesi) è stato condannato in via definitiva a 6 mesi di reclusione (3 anni in primo grado) per lo scandalo delle “foto d’oro”. Si trattava di 462 ingrandimenti fotografici di panoramiche dei comuni della provincia di Trapani, vendute all’amministrazione provinciale alla modica cifra di 800 milioni di lire. Naro ha usufruito inoltre della prescrizione per reati di associazione a delinquere, corruzione e turbativa d’asta.

Antonello Antinoro (sostenuto da 553 castelvetranesi) proprio nel maggio scorso è stato accusato di voto di scambio con dei boss mafiosi del clan di San Lorenzo di Palermo, oltre ad intercettazioni che gli contestano frequentazioni con uomini di Cosa nostra. E chi pensava che il buon senso avrebbe potuto portarlo a ritirare la propria candidatura si sbagliava, perché Antinoro si è presentato comunque, riscuotendo un successone e scrivendo nel suo santino elettorale: “L’Europa del buon senso”.

Pippo Gianni (sostenuto da 199 castelvetranesi) è stato invece condannato in Cassazione a 3 anni di reclusione con l’interdizione dai pubblici uffici per il reato di concussione e indagato anche lui per voto di scambio. Memorabile la frase che si lasciò scappare nel 2005 durante la seduta parlamentare sulle quote rosa in parlamento promossa dalla Prestigiacomo: «Le donne non ci devono scassare la minchia». Sul suo sito però c’è scritto che si ispira alla dottrina sociale della Chiesa Cattolica e vive cristianamente il proprio impegno politico nel solco della tradizione Sturziana”.

Ma la fedeltà al partito non può vacillare per queste bazzecole e a Castelvetrano, il sindaco Gianni Pompeo esprime comunque la sua soddisfazione per il successo elettorale dell’Udc, sperando che il partito possa “spiccare il volo verso prestigiosi traguardi”.
E le premesse sembrano esserci tutte. Cuffaro, per esempio, dopo la condanna in primo grado a 5 anni per aver favorito alcuni mafiosi, è stato eletto al Senato, proprio mentre sui manifesti elettorali dell’Udc c’era scritto “premiare chi merita”.
Ma non importa, la politica è una cosa è la giustizia un’altra. Non bisogna confonderle, come disse qualche anno fa Cirino Pomicino. E al momento, sembra che una buona parte dei Castelvetranesi non le abbia confuse affatto. Anche se i voti della Borsellino e la crescita dell’Italia dei Valori potrebbero nascondere un’altra faccia della città che comincia a scegliere da un’altra parte.

martedì 23 giugno 2009

"Chi è d'accordo rimanga seduto..."

A Selinunte, in contrada Cavallaro, c’è un terreno di quasi settemila metri quadri.
La proprietaria del terreno (Anna Maria Li Causi) presenta domanda al comune e ottiene ad agosto del 2005 un piano di lottizzazione per realizzare edifici residenziali da villeggiatura.
Nell’aprile del 2006 però il terreno viene venduto ad una ditta di Costruzioni (Di Stefano Costruzioni S.r.l.) che dopo meno di un anno, presenta al comune una variante di progetto sulle opere di urbanizzazione primaria e secondaria, la manutenzione delle aree verdi e l’importo oggetto della polizza di fideiussione.

Per questa variante il consiglio comunale si riunisce lo scorso 27 maggio e il presidente Francesco Lombardo comincia a leggere di fretta la delibera da approvare, enunciando relazioni tecniche, pareri della Asl, del settore servizi tecnici e così via.
Ma alcuni consiglieri non ci stanno, Giovanni Impallari (Pdl) fa notare al presidente che sta leggendo troppo di fretta e che non si capisce nulla. Gli animi si scaldano e il presidente è sempre più nervoso.
A quel punto Simone Mistretta (Udc) chiede un parere tecnico su questa misteriosa variante all’ingegnere La Rocca, presente in aula, in modo da avere le idee chiare prima di votare.
La risposta dell’ingegnere è però molto vaga: “Il subentrante praticamente ha poi… nell’iniziare i lavori… ha fatto un rilevo e ha riscontrato delle piccole differenze… ma piccole… sono lievi differenze del terreno. Poi ha portato delle sempre lievi differenze… non diciamo sostanziali proprio, sulla disposizione delle aree da cedere per le strutture primarie e secondarie, nonché una diciamo diversa… distribuzione… non distribuzione ma insomma, diciamo una diversa tipologia degli edifici. Ma diversa però non in maniera evidente, diciamo. Quindi non… non ci sono diciamo grosse…”.

Quando il consigliere Mistretta chiede di entrare nello specifico di queste differenze del terreno, il presidente Lombardo risponde che è tutto negli atti e nelle tavole comparative e, mettendo fine al botta e risposta, si affretta a passare alla votazione dell’atto deliberativo:
Chi è d’accordo resti seduto, chi è contrario si alzi”.
Antonino De Francesco (Pdl) chiede però l’appello nominale, poi insieme ad altri abbandona l’aula e l’atto deliberativo viene votato da 13 consiglieri, all’unanimità dei presenti.
Dopo il voto, chi era uscito rientra e il presidente Francesco Lombardo viene bacchettato da più parti.
Io avrei voluto entrare nel merito di quest’atto deliberativo – esordisce il consigliere Impallari - ma lei ha proceduto subito con le votazioni e non si è capito più niente. Siamo stati messi di fronte alla votazione di un atto di cui non si è capito nulla. Forse avrà avuto una giornata negativa, ma è bene che questo non influisca sul consiglio comunale. Lei dovrebbe essere sempre sereno, disponibile e super partes, come è sempre stato. Lei è una persona molto equilibrata ma quando sbaglia è giusto che anche lei venga bacchettato”.

Va giù duro il consigliere Calogero Martire (Pdl): “Sulle lottizzazioni non si può improvvisare, perché si possono commettere degli errori che poi si pagano con gli avvisi di garanzia. E non riesco a capire la velocità con la quale lei conduce questi lavori, dando l’impressione anche di avere degli interessi sugli atti deliberativi che andiamo ad approvare. O lei dà la possibilità ai consiglieri di approfondire gli atti nella maniera dovuta o per quanto mi riguarda io sono disposto a non votare più nemmeno un atto deliberativo. Lo dico ufficialmente perché non intendo essere messo in difficoltà né da lei ne da altri”, “Non può essere lei il garante di un atto deliberativo di fondamentale importanza – aggiunge Martire - Non è la prima volta che lo fa. Ma lei non può interrompere un tecnico dicendo ‘va bene, è tutto a posto, andiamo avanti’. Non è più possibile andare avanti così. O gli atti deliberativi vengono discussi per benino, dialogando anche con i dirigenti e, se necessario, sospendendo anche le discussioni, oppure io non voterò più un atto presentato dalla sua presidenza.

Sarcastico è invece l’intervento del consigliere Santo Sacco: “ Caro presidente, da quando lei ha cominciato la dieta ha accelerato un po’ troppo. Vero è che perdendo peso si diventa più snelli, ma non si possono snellire forzatamente anche i tempi di approvazione di atti deliberativi così importanti che riguardano la collettività. Quindi la prego da ora in avanti di adottare un metodo che possa rendere partecipe l’intero consiglio comunale su quello che si sta andando a votare”.
Nel frattempo c’è chi entra e chi esce e le presenze in consiglio sono ormai fluttuanti, fino a quando alla fine si riducono a sette. Manca il numero legale e la seduta viene sciolta.
L’indomani il consiglio comunale si riunisce per approvare degli atti deliberativi finalizzati all’approvazione del bilancio di previsione (dal quale si potrebbe capire finalmente la reale copertura finanziaria relativa a ciò che si vuole realizzare per la città), ma anche in questo caso non si capisce nulla.

L’impressione che il consiglio approvi le cose a scatola chiusa è davvero tangibile e ciò che il consigliere Martire dice al presidente Lombardo risulta illuminante: “Ancora una volta, malgrado abbiamo tentato di approfondire l’argomento, onestamente non ho capito nulla di quello che lei ha letto dell’atto deliberativo. Mi fido però del lavoro svolto dalle commissioni e quindi voterò favorevolmente”.

Egidio Morici
per "L'isola", quindicinale di informazione della provincia di Trapani

venerdì 12 giugno 2009

La rivincita di Sonia Alfano

"Grillini con tante idee e pochi voti"...
"Beppe Grillo travolto dalla marea del centrodestra"...
"La corsa al voto e la presenza di candidati locali hanno stroncato ogni velleità elettorale"...


Questi alcuni stralci di un articolo apparso un anno fa su "Quarto Potere", un periodico della provincia di Trapani, dopo le regionali in Sicilia. Sonia non aveva superato lo sbarramento, anche se ebbe 70.000 voti dopo una campagna elettorale estemporanea, con pochissimi fondi e snobbata dai media ufficiali.
Oggi però, a circa un anno di distanza, Sonia è eurodeputata come indipendente nell'Italia dei Valori, con 160.000 voti su tutto il territorio nazionale. I nostri politici siciliani avrebbero non poche difficoltà a presentarsi in circoscrizioni diverse. Le macchine elettorali locali sono tante, ma rimarrebero in panne appena passato lo stretto.

Quella di Sonia è una rivincita assoluta. E con un curriculum debolissimo, privo di quelle credenziali ormai così diffuse, che popolano i certificati penali di molti personaggi politici: nemmeno un favoreggiamento, una piccola truffa allo stato, niente.
E allora, se un anno fa le idee c'erano ma mancavano i voti, adesso ci sono anche quelli. E tutti liberi.

Oggi, alla luce di questi risultati, le certezze di Quarto Potere fanno sorridere.
Così come fa sorridere l'assioma secondo cui sarebbe stato Beppe Grillo a scegliere le candidature e a scrivere l'agenda del suo movimento, catapultandola poi "sui suoi fedellisimi".
Ma quando mai? Io c'ero quando si discuteva sull'opportunità della candidatura di Sonia alle regionali del 2008, così come ho seguito le discussioni sulla sua candidatura nell'Italia dei Valori, dopo l'apertura di Di Pietro alla società civile e posso assicurare che Beppe Grillo in quel momento si stava occupando d'altro. Certo, la candidatura di Sonia è stata una gradita sorpresa anche per lui.
Ma pazienza, l'immagine del capo e dei suoi fedelissimi è una percezione che caratterizza da tempo la struttura partitica locale (chissa perchè?). Invece qui ci troviamo di fronte ad un cambiamento che viene davvero dal basso.
Una forza che viene dall'informazione. Perchè forse è tutto lì, nell'informazione, la chiave di volta.
Ma se questa viene confusa con la propaganda, i cittadini non sono più in grado di scegliere.

E allora se chi cerca di fare informazione nel proprio piccolo, si sente rappresentato da persone per bene come Sonia o Rita Borsellino, rischia di essere considerato fazioso, schierato,
di avere chissà quali interessi nascosti. Ma che dire di quei giornalisti iscritti all'albo che scrivono sui quotidiani e contemporaneamente sono portavoce di uomini politici in vista? Quanti ce ne sono? Sono davvero liberi di scrivere ciò che vogliono senza interferenze di partito?

Io so soltanto che senza passaggi televisivi, senza giornali, senza interviste, ma con la Rete e gli sforzi dei ragazzi dei Meetup, Sonia ce l'ha fatta. E' al Parlamento Europeo.
E' arrivata terza a livello nazionale come indipendente nell'Italia dei Valori.
Un altro tassello che si aggiunge, un'altra persona per bene all'interno delle istituzioni, insieme ai trenta "virus" piazzatisi in una trentina di consigli comunali in Italia, da Livorno a Brindisi, da Caltanissetta a Ferrara, contro gli inceneritori, i rigassificatori, l'urbanizazione cementificata e tutte quelle cose che non hanno fatto altro che portarci indietro verso una progressiva involuzione.
Non posso nascondere la mia soddisfazione e mi viene da sorridere leggendo le ipotesi di "Quarto Potere" di un anno fa:

"Morici ha fatto di tutto per essere presente nel confronto cittadino. Nel blog delle 500 firme si parla di tematiche ambientali, della gestione del servizio di raccolta dei rifiuti con la società d'ambito "Belice Ambiente" e dello scontro frontale ed istituzionale tra la Provincia regionale ed il Comune di Castelvetrano sugli ombrelloni piazzati dagli albergatori in una parte dell'area protetta. Argomenti che hanno interessato l'opinione pubblica e che i Grillini potrebbero utilizzare per nuove battaglie sociali e di riscatto morale del territorio".

venerdì 5 giugno 2009

Paperopoli sottosopra



Le bandiere, i monumenti, le stelle. Il cuoco, che rappresenta l'Unità Europea e che prepara i piatti tipici di ogni paese, una mappa geografica dell'Europa circondata da visi di persone di età e sesso diversi che, attraverso un fumetto, informano su quello che si può fare per i diritti di tutti.
E' così che i bambini immaginano l'Europa. Ormai non siamo più italiani, francesi, tedeschi o spagnoli, siamo tutti europei. E ci teniamo per mano nei loro disegni colorati a matita, noi europei senza frontiere, senza muri, senza pregiudizi, senza guerre e contro le ingiustizie.
Se potessero votare, chissà per chi voterebbero i bambini. Chissà chi sceglierebbero tra la Banda Bassotti e Topolino. Chissà se anche loro si lascerebbero convincere che Paperone potrebbe davvero lavorare per la ricchezza di tutti, senza fare gli interessi del suo deposito. Chissà come ci rimarrebbero se Qui, Quo e qua venissero cacciati via dalle Giovani Marmotte per delle irregolarità sul manuale.


E se Superpippo cambiasse idea e si mettesse coi cattivi, tramando contro Paperopoli?
E' difficile spiegare ai bambini che tutto questo è già avvenuto nel mondo della politica degli adulti. Una politica che ormai pochi riescono a vedere come buona o cattiva. Una politica che non si può dividere in bianco e nero, una Paperopoli sottosopra che trova la sua identità nelle sfumature di grigio, guarda caso il colore che meno piace ai bambini.
Ma se i bambini non possono votare, noi possiamo. E se, dicendo loro la verità sul perchè abbiamo votato tizio o caio, loro saranno fieri di noi, vorrà dire che avremo tentato davvero di cambiare. Nel nostro piccolo. Anche per loro.